Grandi amici, grandi vini

Per i grandi vini si dice che il loro valore è indipendente da come e con chi viene degustato. Permettetemi di dissentire.

Se bevi un grande vino con un buon amico ne guadagna sia il vino che l’amicizia.

E così venerdì sera ci siamo ritrovati con l’amico Antonio Bonotto, sua moglie Vittoria ed i padroni di casa di quel splendido posto che è Arte Culinaria a Cison di Valmarino(TV): Antonella e Philippe (scozzese con la passione per i riesling tedeschi e il whisky della sua patria).

Una di quelle cene che finiscono troppo presto, dove staresti ad aspettare l’alba parlando e degustando.
E così, partendo da un piacevole ed intenso Sauvignon Montesanto 2004 di Antonio, siamo passati ad un elegante e minerale Sylvaner Alte Reben (vecchie vigne) 2005 di Pacherhoff.

E’ stata poi la volta del Trebbiano d’Abruzzo Valentini 1995.
Aperto da poche ore e con alle spalle un viaggio di parecchie ore, eravamo parecchio preoccupati, ma appena abbiamo accostato il naso alla bocca siamo stati travolti da una serie di profumi intensi, con note dolci, speziate ed anche minerali.
Il colore non denuncia minimamente l’età del vino, giallo appena dorato con riflessi verdognoli.
Al naso come detto sentori dolci di nocciola, caffè non tostato, floreali, che poi si modificano ancora (ricordando il profumo della caramella Alpenliebe).

In bocca, al secondo e terzo sorso sentiamo un lievissimo pizzicorio come di lievissima rifermentazione, ma il vino è ancora fresco e piacevole anche se, forse influenzati dalla grande intensità ai profumi, ce lo aspettavamo più persistente.

Il vino è così diventato protagonista di una buona mezzora di discussione e ci ha tenuto compagnia solo come un amico di vecchia data può fare.

Vinitaly 2007, storie da raccontare

Ci stiamo pian piano riprendendo dalla fatica del Vinitaly, quest’anno vissuto anche con una diretta, ma abbiamo voglia di raccontarvi una bellissima storia che magari alcuni già conoscono, ma che a noi ci ha colpito.

Punto di partenza è stato alcuni mesi fa una discussione sul forum di wine-report sui riesling italiani.
Era stato citato il Riesling di Vajra che, poco dopo, grazie al regalo di un amico sono riuscito ad assaggiare nella versione 2005, trovandolo molto interessante, ma con dei toni un pò aspri da vino stra-giovane.

Così, approfittando del Vinitaly, mi sono recato allo stand di Vajra dove Milena Vajra ci ha gentilmente fatto degustare l’annata 2006.
Veramente ottima, con un’eleganza ed una freschezza da berne a litri, ma che gusteresti lentamente lentamente.

Ovviamente è scattata la domanda: “Ma il riesling nella patria del Barolo che c’entra?”
Milena, nonostante la confusione della giornata, ci ha raccontato che il tutto nacque quando con il marito acquistarono i terreni dell’azienda che erano stati venduti come tutti adatti per la coltivazione a Barolo, ma in realtà una parte era completamente inadatta, presentando caratteristiche del terreno più adatte ad un bianco come traminer o riesling. E così, da una “sola“, e da una grandissima intuizione di Aldo Vajra nasce uno dei migliori riesling italiani…